storie di Milano viste da un quartiere

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Il micro universo biblico di Baggio

gennaio 20th, 2010 · 1 Comment

Immaginate un operaio degli inizi anni ’60. Uno di quelli dell’altra parrocchia, quella bianca. Un operaio della “Borletti”, abituato da sempre ad avere a che fare con strumenti di precisione e macchine da cucire. Un tipo tranquillo, tutto sommato, sindacalista dell’Acli e uomo destinato a fare il piccolo politico di quartiere (DC, ovviamente).
Immaginate una passione smodata per i piccoli ingranaggi e per le magie della micro meccanica. Una passione per quelle opere lente e interminabili, sorrette da progetti complicati che sanno dare soddisfazioni sottili e sconosciute agli uomini superficiali. Aggiungete a queste passioni quella spirituale, quella per la bibbia e i testi sacri.
Immaginate l’operaio di prima, con tutte le sue passioni, e l’idea folgorante – una di quelle che non ti abbandonano neppure la notte – di costruire nientemeno che un presepe biblico. “Qualcosa di grandioso – fantasticava – suddiviso in tante scene e curato nei minimi dettagli”. Assi, tavoli, sedie, bidoni, fustini di detersivo, manifesti: l’operaio – con l’economia pratica degli uomini di una volta – raccoglieva tutto ciò che poteva tornargli utile. Pensatelo lì, chiuso nel salone parrocchiale e circondato da ferri vecchi, a creare con curia maniacale l’universo leggendario che dal peccato originale arriva fino alla resurrezione di Cristo. E poi pensate al suo sorriso giocondo, ma allo stesso tempo umile e modesto, comparso sulla sua faccia il giorno dell’inaugurazione, 10 anni dopo l’inizio della sua opera. Tutti, nel quartiere di Baggio, a fargli i complimenti per quel capolavoro. Stupefatti, con gli occhi sbarrati per quel presepe gigantesco fatto di suoni, movimenti, animali veri e meccanismi incomprensibili.

Quell’uomo è esistito veramente e si chiamava Egidio Negrini. Morto nel 1991, il suo presepe è tornato a vivere e si può visitare, a Natale, nei locali della chiesa di piazza Sant’Apollinare. Lo scaffale con vecchie autoradio (in foto), serve per mantenere vivi i suoni delle 43 scene.

Tags: piazza Sant'Apollinare

1 response so far ↓

  • 1 Giulia // gen 21, 2010 at 10:50 am

    Ho scoperto per caso (flanerie) questo blog. Grazie per questi squarci milanesi, che invitano a trovare storie, soprattutto a non smettere di farlo.

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