C’è un luogo a Milano che in pochi conoscono. Una manciata di stanze cui si arriva salendo un’elegante e spaziosa scala a chiocciola. Se non sei un giornalista, un politico o un conferenziere di professione qua è difficile che tu ci sia capitato. Appena entri, una sensazione di caldo opprimente ti assale la gola. Senti subito il bisogno di spogliarti per difenderti da quella temperatura oscena che fa sudare anche i muri. Ma poi ti guardi intorno e ti accorgi che le persone intorno a te – cariatidi, è l’unica parola che mi viene per definirle – sono perfettamente a loro agio, con la camicia abbottonata fino all’ultimo bottone o il maglione a collo alto.
Qua tutto sembra dorato, ma di un oro finto e sporco come la bigiotteria ossidata. “Il circolo della stampa”, dell’associazione Lombarda dei giornalisti, si trova in corso Venezia 16, in una delle zone più chic di tutta la città. Nato per creare “un centro di fermento intellettuale attorno al giornalismo militante”, questo luogo è diventato una vetrina per vecchi (sì, vecchi) cronisti-politici-e-politicanti, presunta classe dirigente di una città – e di un paese – allo sbando. Attori di un mondo che non esiste più, fatto di pomposi ricevimenti e cerimonie barocche – a mezz’altezza nella scala della mediocrità. Dove la notizia è copiare un comunicato stampa, dove l’azione politica è lodare se stessi. Un bel salottone per pance gonfie, affascinante come una carogna, stimolante come la burocrazia.
Qualche giorno fa era il turno dell’importantissimo convegno “40 anni di Regione: statuto 1970 – 2010″, organizzato dall’Associazione Consiglieri regionali della Lombardia. Sono salito all’ora del buffet e ho visto – tra laghi di cerone e boli non del tutto masticati – una fauna che solo Pizzi e D’agostino avrebbero saputo descrivere.



1 response so far ↓
1 alberto motta // feb 23, 2010 at 12:16 pm
di una decadenza affascinante, invero. perché non ne prendiamo possesso? ne abbiamo diritto, no? pensa che volevo scrivere un articolo con gallery sul circolo.
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