Da quando è stato ridipinto, il bowl sembra un oceano in movimento, anche se le sue dimensioni non superano quelle di un piccolo stagno. Le curve degli scivoli sono accompagnate dall’Hokusai pitturato di recente sul cemento e basta che qualcuno scenda dal bordo con il suo skate che tutto comincia a oscillare davanti agli occhi.
I locals hanno colonizzato il bowl del parco Lambro da circa sei anni. Ci si arriva dall’entrata di via Feltre, ma che esiste te ne accorgi parecchi metri prima, quando già a distanza vedi i cappellini da baseball inabissarsi e riemergere su e giù per il lago di cemento. Da tutti chiamato Lambrooklyn, questo luogo raccoglie una generazione di giovani e meno giovani – circa cento persone dai 15 ai 45 – cresciuti a pane, skateboard e youtube.
Sono una tribù colorata, felice, spensierata. La loro maggiore preoccupazione si manifesta quando le piogge affogano la pista in dieci centimetri di fango scesi dalla collinetta, ma stai sicuro che qualcuno, tempo due ore, si è già rimboccato le maniche per pulire tutto. Per il resto dategli una tavola con quattro ruote, due casse di birra e un po’ di punk rock indipendente e farete la loro gioia.
“Luca, se ti va puoi venire a skateare con noi un giorno di questi, non è difficile”. “Grazie, magari ci penso”.



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