I gesti più significativi, quelli d’integrazione reale nella vita di tutti i giorni, arrivano da dove meno te li aspetti. Enrico B. è di Cesano Maderno, ma da 22 anni fa su e giù da Milano con il suo taxi. Ferma l’auto sulle strisce, all’incrocio tra via Salutati e via De Alessandri. “Tanto è solo un minuto”. Sorride. Nel microuniverso della sua Multipla bianca – che tutti i giorni si riempie e si svuota di manager, uomini d’affari e signore eleganti – ha messo in piedi il suo personalissimo esperimento sociologico, un cartello agganciato dietro i sedili dove si legge: “Chi scrive questa lettera appello è il conducente del vostro taxi. Sto aiutando due persone provenienti dall’Africa ad integrarsi nel nostro paese. Sono due brave e buone persone ma come si suol dire sono alla canna del gas. Se potete aiutarmi a trovare loro un lavoro ve ne saranno immensamente grati”.
Chi sale sul taxi non può far finta di niente. “Praticamente tutti ci fanno caso e mi dicono qualcosa – spiega – in alcuni casi ho trovato anche persone disposte ad aiutarli. Certo, una volta mi è capitato anche lo stronzo che ha iniziato a dire “se ne devono tornare a casa loro…”, ma per fortuna ce ne sono pochi”.
Il signor B. è un ometto sorridente, occhi azzurro cielo, dai modi di fare semplici ma convincenti. Nella lettera che mostra con orgoglio ha inserito anche tutte le caratteristiche dei due, come un vero e proprio curriculum: “stanno frequentando la scuola di guida”, “serietà e puntualità”, “capiscono al volo” .



1 response so far ↓
1 Cuccolo // mar 9, 2010 at 9:46 am
Grande!
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