Tutti sanno cos’è il 25 aprile, in pochi capiscono cosa sta succedendo al 25 aprile. L’Italia, Milano. Come vetro fuso che cola sullo strumento di un vetraio e si divide, da una parte e dall’altra. Noi siamo quel vetro, il 25 aprile è quello strumento. Costretti a dividerci da una parte e dall’altra, senza ricordare più perché stavamo uniti evitando di squagliarci.
In via degli Anemoni c’è una storia. Una di quelle storie emblematiche che non hanno pietà per i nostri dubbi. Una storia che riflette come uno specchio gli ultimi 50 anni e le loro illusioni. L’istituto pedagogico della resistenza, la cui ultima sede sopravvive proprio in via degli Anemoni, è un’associazione che racchiude nel suo nome tutta la lungimiranza dei fondatori: creare una realtà con il compito di tramandare i valori della Resistenza alle nuove generazioni. Vecchi saggi come Alba Rossi Dell’Acqua, Angelo Peroni, Riccardo Bauer, Guido Petter – consapevoli dei pericoli della secolarizzazione – hanno voluto l’ipr come un ordine di Cavalieri Templari votati alla conservazione del sacro sepolcro della Resistenza. Ovvero la memoria.
La secolarizzazione in effetti poi è arrivata, sebbene oggi abbia ancora le grottesche sembianze di piccoli amministratori iperlocali (quasi come se la Storia con la esse maiuscola si fosse ridotta ad una questione di quartiere). “Inutili, abusivi e senza titolo” ha tuonato il presidente del consiglio di zona 6 Girtanner (ex AN) contro l’Ipr. Vagli a spiegare che la concessione nel 1983 è stata gratuita, che c’è la volontà di avere un nuovo contratto, che la memoria è una cosa importante. Niente da fare, non ne hanno voluto sapere e da un anno l’avvocatura del Comune ha iniziato un processo. Così l’ipr rischia la chiusura. E magari un giorno sparirà anche, come fosse un vecchio capannone di periferia da abbattere.
“In dieci anni ci hanno incendiato due volte la sede, più una serie di atti vandalici a ripetizione – spiega la presidente – e ci hanno mandato due avvisi di sgombero, mai effettuati. Sa perché non li hanno mai fatti? Perché siamo in regola”.



1 response so far ↓
1 angela persici // mag 14, 2010 at 8:26 pm
A nome del comitato direttivo dell’IpR, ringrazio la redazione del giornale; avremmo voluto ringrazire l’autore dell’articolo ma non conosciamo il suo nome. Chiediamo di informare voi e i lettori in merito alle ultime righe perchè, leggendole così come sono composte, chi legge potrebbe intendere che gli autori degli incendi e dei diversi atti vanadalici siano gli stessi riferiti ai tentativi di sgombero e dell’avvio del procedimento giudiziario. Non è così, noi non sappiamo chi ha provocato gli incendi e chi ha rovinato la struttura , vetri-porte-ingresso eccetera. Chi volesse dare un segno di solidarietà trova il nostro appello su http://www.resistenza.org. Grazie, cordiali saluti, Angela Persici
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