Vico Magistretti era un celebre architetto milanese protagonista nel mondo del design italiano degli anni ‘ 60. Ma non voglio parlare di lui. Voglio parlare della storia – postmoderna, tragicomica, squisitamente milanese – legata alla sua memoria.
Nel 2008, alla presenza di assessori e onoreficienze, vennero inaugurate alcune strade in zona Portello. Una di queste, con tanto di tre targhe, porta il nome dell’architetto. Una bella stradina pedonale, con solo due palazzi, un parcheggio e tanto bel design intorno. In totale quasi cento abitazioni. Tutto molto emozionante, tutto molto commovente: se non fosse che nei mappali del Comune la via era stata inserita come “via vicolo Magistretti”. Per colpa del burocrate di turno, distratto e frettoloso, la strada è improvvisamente scomparsa, oscurata alle mappe e ai navigatori satellitari. Al difetto dell’essere in semi-periferia, al difetto di essere troppo moderna, al difetto di essere pedonale in una città invasa dalle auto, c’era da aggiungere lo schiaffo dei mappali.
E ci sono state anche delle ripercussioni: ambulanze che non arrivano, taxi che non riescono a trovare la destinazione, pacchi che impazziscono per tutta la città.
Una signora affacciata dal balcone mi dice: “La posta, il peggiore dei problemi. Arrivava sempre in via Pietro Magistretti”. Dall’altra parte della città.



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