Esistono parole che ci sembrano corrispondere ad un solo elemento della realtà. Ce la raffiguriamo nella mente come piccoli disegnini standard e ci stupiamo quando vediamo che nella vita di tutti i giorni esistono altre situazioni a cui quella parola si adatta con una semplicità disarmante. Un esempio è la parola orto. “S.m. estensione di terreno, spesso cintato, dove si coltivano ortaggi e piante da frutto”. Nella mente sta là, raffigurato come un quadratino ordinato di terra verde con lievi sprazzi di colore, magari con sempre le solite quattro verdure. In via Conca del Naviglio, invece, l’orto è un’altra cosa. Spezzettato, frammentato, qui è diventato quasi un concetto astratto. Una forma di lotta e sopravvivenza alla città che cura solo le sfumature del grigio.
L’idea dell’associazione “Ortinconca” è quella di unire i pollici verdi del quartiere mettendo a disposizione terrazze, balconi, cortili, ringhiere e davanzali per la coltivazione di piante ortofrutticole rare e in via d’estinzione. Il meccanismo è semplice: i semi vengono acquistati dalle associazioni “seed saver” (salvatori di semi) – come Civiltà Contadina e Kokopelli – e poi vengono distribuiti tra i soci a seconda delle disponibilità. Sono gli stessi semi che gli emigranti italiani si portavano dietro come un tesoro, ritrovati dagli eredi americani in fondo a vecchi cassetti in vecchie soffitte. Così, oggi, in Italia, quei piccoli tesori ritornano – attraverso mille passaggi e mille mani – per dare vita all’orto urbano, smembrato e sparpagliato su moderne terrazze in mattone. Consentendo la sopravvivenza di ortaggi leggendari che non hanno più spazio nelle coltivazioni massive dell’agricoltura industriale.
“Provi a dire: quante varietà di pomodori esistono?”. 5, 6? “Più di seicento”.



0 responses so far ↓
There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.
Leave a Comment