storie di Milano viste da un quartiere

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Un bambino dispettoso e il castello di carte

maggio 27th, 2010 · No Comments

L’asfalto si fa tortuoso e complesso, come in prossimità di qualsiasi svincolo autostradale. In via Rubattino – alle porte di Linate – la città diventa particolarmente inospitale. Macchine che sfrecciano senza pietà, vecchie fabbriche abbandonate, marciapiedi lunghi e assolati. La storia che sto per raccontarvi si è consumata qui, negli stabilimenti dell’ex Enel, qualche mese fa.
Un accampamento Rom. Circa 250 persone tra uomini, donne, anziani, bambini che vivevano in una micro favela. A Novembre dello scorso anno, il Comune ha deciso di sgomberarli. Quello che voglio raccontarvi però, non è la solita cronaca del solito sgombero – centinaia, a Milano – ma qualcosa che non si è visto. Qualcosa che non sta nelle ruspe che demoliscono le baracche, che non sta negli scudi della celere e che non sta neppure nelle condizioni di degrado in cui si trovano a vivere queste famiglie. 36 bambini del campo di via Rubattino andavano a Scuola, regolarmente. Attraverso un delicato e preciso percorso di inserimento, le maestre dell’elementare di via Pini erano riuscite a inserirli. Istruzione, cultura, futuro. Cose che non si vedono, ma che stavano germogliando prima dello sgombero. Eccome se germogliavano. Eppure qualcuno dal Palazzo ha preferito buttare giù tutto, come un bambino dispettoso che fa crollare il castello di carte. Era un campo abusivo ok, la situazione igienica era terribile ok, ma quei bambini andavano a Scuola. Adesso sono a spasso, rifugiati in chissà quali accampamenti di fortuna.

Si può pensare tutto e il contrario di tutto. Ma non si può fingere di non vedere il volto atroce che abbiamo noi – la nostra società, i nostri politici, la nostra cultura – quando parliamo di legalità prima che di diritti umani.

Tags: via Rubattino

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