Dal centro del chiostro, con l’autorità dei suoi cento e passa anni, domina tutta la scena. Lui, il pioppo secolare, è l’orgoglio del museo Diocesano, anche se il suo compito non è dei più semplici: allietare le serate dei milanesi che qui, nel cuore del Ticinese, cercano relax e riparo dall’afa estiva. Ore 21. Fuori in Corso di Porta Ticinese è tutta un’altra storia. Movida rumorosa, bottiglie che si rompono, urla scomposte per un gol della nazionale olandese. Ma qui, fra le mura che custodiscono i beni artistici della Diocesi, l’estate ha un’altra filosofia. Passata la soglia d’ingresso arriva alle orecchie il suono di un pianoforte leggero, amplificato alla perfezione dalle volte del chiostro. Schubert, Chopin, Skrjabin, Brahms. Sui tasti corrono veloci le dita di Emiliano Castiglioni alle prese con il suo recital pianistico, di fronte una piccola folla di spettatori attenti. Tutto intorno, seduti ai tavolini o sul prato, ragazzi e famiglie si godono la brezza che muove le fronde del pioppo, mantenendo la musica solo come un piacevole sottofondo.
Nel chiostro il concerto dura fino alle 22 circa, quando il pubblico che assiste – una volta ottenuto l’ultimo pezzo a suon di applausi – sciama fuori dal museo. Sull’erba rimangono qualche coppietta e un gruppo di amici, mollemente appoggiati sui cuscini Ikea color verde pisello sparpagliati qua e là. E’ forse il momento più bello, quando le luci sono quasi tutte spente e un silenzio profondo e rispettoso diventa il protagonista della serata. I dialoghi tra i pochi rimasti sono quasi un sussurro sempre più lieve che accompagna il fruscio delle foglie.
Jacopo è un ragazzo che lavora qui la sera. «Sai qual è la cosa più strana? Che tra i giovani questo posto non lo conosce quasi nessuno».



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