A Milano le chiamano cascine. Sono fattorie – o magari case in campagna – che un tempo rappresentavano la rete sociale ed economica della vita contadina. Molte di queste giacciono negli angoli dimenticati delle città, abbandonate dalla politica e dai milanesi che nemmeno si ricordano della loro esistenza. Una di queste è “Cascina Brusada”. Tecnicamente in viale Caprilli 15, in realtà si trova soltanto dopo un giro complicato nel labirinto delle nuove residenze. Forse è quella messa in condizioni peggiori, ridotta a un cumulo di sassi inghiottito da chili di vegetazione che si arrampica feroce sui suoi resti. Prima di essere uccisa e sventrata dai palazzi residenziali, l’edificio che adesso si intravede a malapena da una cancellata era la casa patronale, il centro di comando di tutta la struttura campestre. Nell’Ottocento qui era ospitata l’ “Osteria de la brusada” dove la Storia ricorda un pranzo di Napoleone, avvenuto al termine di una battaglia.
«D’inverno, quando le foglie cadono e i rampicanti muoiono, riusciamo ad intravedere l’antico colonnato. È uno spettacolo bellissimo».



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