storie di Milano viste da un quartiere

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Utopie reali dell’abitare. In Bovisa

luglio 21st, 2011 · No Comments

In principio erano cacciaviti, martelli, trapani. «C’era un gran via vai da queste parti, i primi giorni. Gente che chiedeva aiuto per i lavoretti, da un’abitazione all’altra. Come in tutte le case appena costruite anche qui c’era bisogno di aiutarsi po’ all’inizio. E visto che viviamo tutti insieme, ci è venuto ancora più naturale».
Simone De Battisti, sociologo e consulente, da circa un anno vive insieme ad altre 50 persone nel primo esperimento riuscito di condivisione di casa in cohousing. Fa un po’ da Cicerone mentre passeggia negli spazi comuni del palazzo in zona Bovisa, due piani a ferro di cavallo con porte d’ingresso affacciate una davanti all’altra. A dominare sono rosso e il bianco degli intonaci. «Quando qualcuno organizza un evento o una serata, mette fuori una bandiera nella corte, visibile a tutti – spiega Simone – a seconda del colore della bandiera, si capisce che tipo evento si tratta, se è un apertivo piuttosto che una festa per bambini. In questo modo tutti sono invitati ma nessuno è obbligato a dire sì o no. È la filosofia che abbiamo qui dentro: cercare la socialità ma allo stesso tempo conservare la nostra privacy».
Imprenditori, pensionati, ingegneri, creativi, studenti. In questo piccolo angolo di paradiso, alla periferia nord ovest di Milano in via Donadoni Giudice, sono venute ad abitare (e a comprare casa) persone di tutti i tipi. L’unica regola, prima di iniziare questa avventura di coabitazione, era quella di piacersi a vicenda, con l’obbiettivo di creare qualcosa che andasse oltre il buon vicinato. In questo, la community virtuale di cohousing.it ha avuto un ruolo fondamentale. La comunità residenziale, infatti, era nata prima su Internet dove persone accomunate dagli stessi desideri hanno avuto modo di conoscersi e scegliersi a vicenda. Il resto è venuto da sé.
Oltre all’aumento della socialità, ci sono anche vantaggi economici e di tempo. Quattro tra lavatrici e asciugatrici campeggiano nello spazio comune al piano sotterraneo, di fianco al parcheggio delle auto: «Le abbiamo comprate insieme – continua Simone – e ogni famiglia ha messo la sua parte. Stessa cosa abbiamo fatto con i trapani: ce ne sono due e sono a disposizione di tutti. Perché compre ognuno per sé degli oggetti che si usano così di rado?».
Salendo una scaletta, si arriva in una specie di soppalco all’aperto, dove c’è la piscina comune. Una coppia di ragazzi appena uscita dall’acqua ci sorride e, ancora bagnati, si incamminano a piedi nudi nel sentierino della chiostra centrale. «Certo, dire che non ci sono mai problemi sarebbe sbagliato. Ma anche qui esistono delle regole. Come ad esempio l’organizzazione di feste private che deve essere sempre comunicata a tutti, sul nostro sito web interno».

Gli abitanti di questo microcosmo odiano le fotografie e guardano storto i giornalisti. «Ci piace raccontare la nostra esperienza, ma non vogliamo che gente esterna invada la nostra tranquillità». Col tempo, la piccola comunità ha imparato a farsi forza a vicenda e a superare ostacoli che, in un normale condominio, sarebbero stati quasi insormontabili. Come quando hanno scoperto che la ditta costruttrice aveva montato male la caldaia. «Ci dicevano che non c’era nessun problema, ma i consumi erano altissimi. Tra di noi ci sono ingegneri che di queste cose ne capiscono e così abbiamo deciso di misurare la temperatura, ognuno nella sua casa. Così siamo riusciti a dimostrare che qualcosa non funzionava: avevano montato due tubi al contrario. E lo abbiamo scoperto noi».

Tags: via Donadoni Giudice

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