storie di Milano viste da un quartiere

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L’antro di Rodolfo

ottobre 29th, 2009 · No Comments

Il ticchettio, se ti fermi un secondo a pensarci, è assordante. Cento e passa orologi di ogni forma e colore se ne stanno appesi, appoggiati, abbandonati per tutto il laboratorio. Ci sono quelli pronti a colpirti ogni quarto d’ora con i loro rintocchi e quelli più clementi che si limitano a ricordare la propria esistenza ogni sessanta minuti. “Ma è come vivere vicino alla stazione dove senti i treni, dopo un po’ ci si fa l’abitudine”. Rodolfo Saviola lavora nel suo laboratorio di via Piccinni da oltre quarant’anni. Ripara e restaura gli orologi, il suo primo, vero, grande amore. “Una passione un po’ da pazzi, perché innamorarsi di questi micro-meccanismi non è una cosa da persone normali”, ammette. Ma il suo laboratorio non è soltanto orologi. Influenzato da anticaglia kitsch, gusto morboso per il vecchiume e un’imperscrutabile mania per la composizione di oggetti inutili-ma-meccanici-o-almeno-lo-sembrano, l’antro di Rodolfo – ad oggi – ha assunto un equilibrio estetico degno delle migliori stanze del barocco francese. “Quand’ero giovane qua ci vivevo anche”, sorride.

Dopo quattro decadi, il suo lavoro rischia di scomparire. “Esistono anche le multinazionali dell’orologio, sa? Soprattutto svizzere e tedesche”.

Tags: via Piccinni

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