E’ bionda, magrolina e un po’ slavata. Non è molto alta, ma ha due labbra di rossetto fuoco e una zazzera sbarazzina che farebbe impazzire anche il più serio dei cravattati. Si dice che nessuno l’abbia mai vista senza lo smalto. Barbarella, al Rocket di via Pezzotti, ormai è un’istituzione. La piccola dj dei venerdì sera elettronici non è bella – per i canoni estetici tradizionali sarebbe al massimo carina – ma ha fascino. Un fascino un po’ pornografico. Nelle sue serate al Rocket, tutto quello che gira intorno a lei è sesso: le battute oscene del vocalist, un finto spogliarello, un accenno di bacio saffico. Erotismo che trasuda da ogni gesto, da ogni sguardo complice lanciato nella folla come una pagnotta agli affamati. Barbarella è magnetismo puro, perché quando è in sala gli sguardi del pubblico sono tutti per lei. Nemmeno fosse una cubista in topless.
Come da curriculum di ogni alternativo che si rispetti, Barbarella proviene da una città provinciale (Alessandria) e si è iscritta all’Accademia di Brera. Ma il suo demone si libera alla consolle: in quattro mura anguste e sudaticcie (il Rocket) tutti le settimane fa muovere generazioni di tardo-ventenni a ritmo di un cuore cocainomane.
Le sue serate si chiamano “cabrio pop”. E per chi non lo sapesse, Barbarella ha ucciso Lolita.



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