Ogni tanto, nel cuore della notte, sento un tonfo provenire dalla strada. Un suono fragoroso, netto, agghiacciante nella sua breve durata. L’istante dopo è come una cascata di piccole schegge di vetro che cadono per terra, sui sedili. Poi non sento più nulla, né il rovistare di mani dentro la macchina, né la fuga scomposta del ladro.
Nell’ultimo tratto di via Tolstoi, quello che va dall’incrocio con via Savona verso il negozio Mediaworld, rubare dentro le macchine è la cosa più facile del mondo. I marciapiedi di fronte ai cantieri sono un cimitero di vetri sopra cui il cittadino cammina con il groppo in gola, che a quell’ora del mattino è grumo misto di incazzatura e spavento.
A volte provo ad immaginare il gesto, l’azione del ladro mentre compie il suo furto. E penso che avviene a due metri dalle case delle persone perbene, che dormono, o fanno finta di nulla, o si convincono che quel tonfo era la chiusura di una portiera. Che tipo è il ladro? Uno sbandato? Un professionista? Un brivido di adrenalina mi passa lungo la schiena: là fuori accade qualcosa di oscuro.
In questo tratto di strada la frequenza dei furti è impressionante, ci sono stati periodi in cui ne avveniva uno a notte. E scegliere dove parcheggiare era un po’ come una roulette russa. Poco più avanti, in quella stradina che da Mediaworld costeggia parellela per qualche metro la circonvallazione, c’è un carrozziere che ti sistema il vetro in una giornata, per 50 euro.
A me hanno rubato il navigatore, un giacchetto e il frontalino della radio. In un colpo solo.



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