<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>storie di Milano viste da un quartiere</title>
	<atom:link href="http://www.giambellinotolstoi.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.giambellinotolstoi.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Sep 2010 19:11:32 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il mestiere più antico del mondo</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/387</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/387#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 19:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Carlo Bo]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[iulm]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=387</guid>
		<description><![CDATA[
Di notte sembra un carcere. Uno stupido carcere con le sue geometrie perfette, i corridoi vuoti, le cancellate chiuse. I lampioni sono piccole civette immobili nel silenzio. Ottuso com&#8217;è, sembra l&#8217;emblema perfetto della peggior periferia, senza niente da raccontare e senza niente da immaginare. Eppure lo Iulm, dopo le 22, custodisce segreti bollenti. Segreti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/09/IULM11.jpg"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/09/IULM11-300x192.jpg" alt="" title="IULM1[1]" width="300" height="192" class="alignleft size-medium wp-image-389" /></a>Di notte sembra un carcere. Uno stupido carcere con le sue geometrie perfette, i corridoi vuoti, le cancellate chiuse. I lampioni sono piccole civette immobili nel silenzio. Ottuso com&#8217;è, sembra l&#8217;emblema perfetto della peggior periferia, senza niente da raccontare e senza niente da immaginare. Eppure lo Iulm, dopo le 22, custodisce segreti bollenti. Segreti che cuociono perversi sotto la sua pelle di superficie.<br />
Passeggio, con il cane. Sta slegato e sembra molto più contento di me di questo fuoriprogramma notturno. Devo recuperare l&#8217;auto rimasta fuori dalla metro di Romolo e per raggiungerla passo da via Carlo Bo. La prima cosa che noto è la quantità di macchine. Girano &#8211; lente e insolenti &#8211; intorno al primo edificio dell&#8217;università. Lui scodinzola nella sua innocenza canina, io comincio ad annusare che qualcosa non va. Al volante c&#8217;è sempre e solo un maschio caucasico. Rallentano, si fermano. Quando si incrociano, sembra che si parlino dai finestrini abbassati. Pochissimi secondi, poi ricominciano a girare, come mosche sulla merda. Proseguo lungo il fianco destro dell&#8217;edificio e vedo un ragazzo &#8211; biondo, capelli corti &#8211; che cammina e si lascia avvicinare. Parlotta, forse contratta. Le auto continuano a girare, sempre gli stessi volti. </p>
<p>Recupero la macchina, parto e lo vedo. In piedi, sotto un albero. Avrà 50 anni portati malissimo, pancia gonfia, pochi capelli scuri sulla nuca, occhiali. Si è messo di fianco e ha assunto una posa ammiccante. Sembra dire, &#8220;prendimi&#8221;.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/387"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/387/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morire a Cenisio</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/383</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/383#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 17:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Salvioni]]></category>
		<category><![CDATA[cenisio]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[prostituta]]></category>
		<category><![CDATA[puttana]]></category>
		<category><![CDATA[veronica crosati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=383</guid>
		<description><![CDATA[
Nella storia di Veronica C. c&#8217;è una parola che ritorna in maniera ciclica, insistente. Questa parola è &#8220;putrefatto&#8221;. Putrefatto era il suo corpo, ritrovato dai vigili del fuoco nel suo monolocale quando i vicini hanno chiamato perché sentivano cattivo odore. Due colpi con un coltellaccio &#8211; uno alla pancia e uno alla gamba -, sangue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine-2.png"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine-2-300x198.png" alt="" title="Immagine 2" width="300" height="198" class="alignleft size-medium wp-image-384" /></a>Nella storia di Veronica C. c&#8217;è una parola che ritorna in maniera ciclica, insistente. Questa parola è &#8220;putrefatto&#8221;. Putrefatto era il suo corpo, ritrovato dai vigili del fuoco nel suo monolocale quando i vicini hanno chiamato perché sentivano cattivo odore. Due colpi con un coltellaccio &#8211; uno alla pancia e uno alla gamba -, sangue rappreso ovunque. Il corpo lasciato lì, tra il muro e il letto, come una maglietta usata. E putrefatta.<br />
Ce n&#8217;è un&#8217;altra, di parole, che si fa insistente fin dalle prime ore del ritrovamento. Puttana. Veronica C. era una puttana brasiliana che faceva entrare i clienti in casa sua, in via Salvioni a Cenisio. Come l&#8217;odore di un corpo putrefatto che si infiltra nelle narici dei vicini, la notizia che fosse una puttana si diffonde tra l&#8217;opinione pubblica e allenta l&#8217;interesse sul giallo. A pochi interessa chi uccide una puttana, i parenti in Brasile non vogliono parlare, non ci credono o forse addirittura non sono interessati. I giornali e le tv hanno la memoria corta. Solo un prete prova a fare un&#8217;ipotesi, a lanciare una pista. &#8220;Veronica si prostituiva attraverso i siti internet, magari è stata contattata dal suo assassino proprio così&#8221;. Ma non è convinto nemmeno lui e su tutta la storia scende una spessa coltre di indifferenza.</p>
<p>A Milano si può morire anche così, accoltellati e dimenticati da tutti.  E&#8217; successo a Luglio e Veronica C. è morta a 45 anni. A consolarla, solo un cartellino agganciato al pollice di un piede.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/383"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/383/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Si sparavano dai balconi</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/374</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/374#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 11:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Lope de Vega]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[abitazioni]]></category>
		<category><![CDATA[barona]]></category>
		<category><![CDATA[case popolari]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[quartiere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=374</guid>
		<description><![CDATA[
Il cortile è un grande desktop decadente aperto sulla periferia. Ciascuna delle cento, mille finestre incastrate sulle facciate color marroncino è una porta d&#8217;accesso a vite magre, affaticate, consunte da decenni di sopravvivenza. In via Lope de Vega, cuore della Barona, si parla solo in arabo, meridionale e slang. I linguaggi delle case popolari.
Qualcuno si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-3.png"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-3-300x224.png" alt="" title="Immagine 3" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-377" /></a>Il cortile è un grande desktop decadente aperto sulla periferia. Ciascuna delle cento, mille finestre incastrate sulle facciate color marroncino è una porta d&#8217;accesso a vite magre, affaticate, consunte da decenni di sopravvivenza. In via Lope de Vega, cuore della Barona, si parla solo in arabo, meridionale e slang. I linguaggi delle case popolari.<br />
Qualcuno si affaccia, facce torve, sguardi interrogativi. Sono un forestiero in un micropaese dove si conoscono tutti e ogni mio movimento è seguito a vista. Non ce l&#8217;hanno con me, soltanto mi guardano come un animale strano, come un gruppo di indigeni guarderebbe un esploratore. Dura qualche secondo, poi tornano a spingere i passeggini, ad accendere gli scooter, a legarsi i capelli alti sopra la nuca con le ciocche che penzolano sopra orecchini larghi e rotondi. I ragazzi in maglietta attillata all&#8217;ultimo grido, le donne in vestitini sdruciti comprati al mercato. Qui anche il dress code è capovolto.<br />
Negli anni 70, quando questi due palazzoni di popolari furono costruiti nel nulla, il primo doveva essere assegnato a chi era in lista. Fu preso d&#8217;assalto dagli abusivi e gli assegnatari, per non restare a mani vuote, occuparono il secondo. Oggi Lope de Vega va avanti, nonostante la Milano che le è cresciuta intorno. La guarda, come un corpo estraneo, ma non se ne cura molto. Lo stesso l&#8217;Italia, lo stesso il mondo. Con tutti i suoi abitanti impegnati a vivere lì, in quel mega complesso, senza fare niente e spingendo i soliti passeggini. Convinti che la vita, forse, non continui nemmeno oltre il marciapiede.</p>
<p>&#8220;Oggi in Lope de Vega hanno messo le cancellate per difendersi da chi viene da fuori &#8211; mi racconta un amico &#8211; dieci anni fa era il contrario, c&#8217;era da aver paura a passare di lì. Si sparavano dai balconi&#8221;.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/374"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/374/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A volte bastano un pioppo e un cuscino Ikea</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/341</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/341#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 11:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[corso di Porta Ticinese]]></category>
		<category><![CDATA[caos]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[diocesano]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[movida]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[pianoforte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=341</guid>
		<description><![CDATA[
Dal centro del chiostro, con l’autorità dei suoi cento e passa anni, domina tutta la scena. Lui, il pioppo secolare, è l’orgoglio del museo Diocesano, anche se il suo compito non è dei più semplici: allietare le serate dei milanesi che qui, nel cuore del Ticinese, cercano relax e riparo dall’afa estiva. Ore 21. Fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/07/chiostro.jpg"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/07/chiostro.jpg" alt="" title="chiostro" width="265" height="178" class="alignleft size-full wp-image-342" /></a>Dal centro del chiostro, con l’autorità dei suoi cento e passa anni, domina tutta la scena. Lui, il pioppo secolare, è l’orgoglio del museo Diocesano, anche se il suo compito non è dei più semplici: allietare le serate dei milanesi che qui, nel cuore del Ticinese, cercano relax e riparo dall’afa estiva. Ore 21. Fuori in Corso di Porta Ticinese è tutta un’altra storia. Movida rumorosa, bottiglie che si rompono, urla scomposte per un gol della nazionale olandese. Ma qui, fra le mura che custodiscono i beni artistici della Diocesi, l’estate ha un’altra filosofia. Passata la soglia d’ingresso arriva alle orecchie il suono di un pianoforte leggero, amplificato alla perfezione dalle volte del chiostro. Schubert, Chopin, Skrjabin, Brahms. Sui tasti corrono veloci le dita di Emiliano Castiglioni alle prese con il suo recital pianistico, di fronte una piccola folla di spettatori attenti. Tutto intorno, seduti ai tavolini o sul prato, ragazzi e famiglie si godono la brezza che muove le fronde del pioppo, mantenendo la musica solo come un piacevole sottofondo.<br />
Nel chiostro il concerto dura fino alle 22 circa, quando il pubblico che assiste – una volta ottenuto l’ultimo pezzo a suon di applausi – sciama fuori dal museo. Sull’erba rimangono qualche coppietta e un gruppo di amici, mollemente appoggiati sui cuscini Ikea color verde pisello sparpagliati qua e là. E’ forse il momento più bello, quando le luci sono quasi tutte spente e un silenzio profondo e rispettoso diventa il protagonista della serata. I dialoghi tra i pochi rimasti sono quasi un sussurro sempre più lieve che accompagna il fruscio delle foglie. </p>
<p>Jacopo è un ragazzo che lavora qui la sera. «Sai qual è la cosa più strana? Che tra i giovani questo posto non lo conosce quasi nessuno».</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/341"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/341/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ciabatte, polvere, sorrisi sdentati, gonne lunghe</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/331</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/331#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 11:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Triboniano]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[romeni]]></category>
		<category><![CDATA[zingari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=331</guid>
		<description><![CDATA[

&#8220;Il mio nome è Diana, ma a scuola mi chiamano Florentina o Esmeralda&#8221;. Mentre lo dice ride, tenendo la sua amichetta sotto braccio e con un  sorrisetto furbo che le si allarga sul volto. Diana (o Florentina? o Esmeralda?) è uno dei 400 bambini &#8211; su 600 persone &#8211; del campo rom di via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><object width="400" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5FVQDLpWDv4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5FVQDLpWDv4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="290"></embed></object><br />
&#8220;Il mio nome è Diana, ma a scuola mi chiamano Florentina o Esmeralda&#8221;. Mentre lo dice ride, tenendo la sua amichetta sotto braccio e con un  sorrisetto furbo che le si allarga sul volto. Diana (o Florentina? o Esmeralda?) è uno dei 400 bambini &#8211; su 600 persone &#8211; del campo rom di via Triboniano. Un campo enorme, fatto di baracche e contraddizioni. Gli uomini sopra i trent&#8217;anni hanno tutti un pancione rigonfio la cui ampiezza è direttamente proporzionale all&#8217;influenza nella comunità. E poi ciabatte, polvere, sorrisi sdentati, gonne lunghe. In una strada interna al campo, che lo divide in due tronconi, c&#8217;è un mercatino improvvisato: marito e moglie vendono della merce, scarpe, vestiti, bottiglie, lampade, addirittura un violino. Lui lo prende, finge di suonarlo, vuole apparire ai miei occhi come lo stereotipo dello zingaro. Poco distante, da una delle baracche esce fuori una ragazza bellissima, avrà si è no 16 anni, ma ha già un figlio cui badare. Lo sguardo cupo, la testa inclinata verso il basso, si nasconde.<br />
Sopra i tetti c&#8217;è una quantità di roba impressionante, come tanti magazzini alla rovescia. E alla rovescia è tutto, qua dentro. Alla rovescia è la loro filosofia di vita, fatta di carne grassa cotta su griglie bisunte e bambini con dita sporche infilate in bocca. Eppure non sono infelici. &#8220;Certo, anche tra noi ci sono i delinquenti, non si può negare &#8211; dice Marian, uno dei capi &#8211; ma perché ci volete dipingere come mostri?&#8221;.</p>
<p>Alcuni si lamentano, non vogliono essere ripresi. &#8220;Se i nostri capi vedono che viviamo qui, perdiamo il nostro lavoro&#8221;.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/331"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/331/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rubattino, il paradigma del paradosso</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/328</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/328#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 18:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Rubattino]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[campo]]></category>
		<category><![CDATA[innocenti]]></category>
		<category><![CDATA[maserati]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma]]></category>
		<category><![CDATA[paradosso]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[rubattino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=328</guid>
		<description><![CDATA[
di Giovanni Muttoni
Ieri ho fatto alcune foto al campo di disperati insediati nell&#8217;area dismessa Innocenti-Maserati al Rubattino. La colonia ha sistemato le tende (ne ho contate una ventina ma temo siano di più) nel primo capannone abbandonato, quello adiacente al parco del nuovo complesso abitativo di Rubattino. Ieri facevano il barbecue e guardavano la partita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/DSC_6965.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-329" title="DSC_6965" src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/DSC_6965-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><strong>di Giovanni Muttoni</strong></p>
<p>Ieri ho fatto alcune foto al campo di disperati insediati nell&#8217;area dismessa Innocenti-Maserati al Rubattino. La colonia ha sistemato le tende (ne ho contate una ventina ma temo siano di più) nel primo capannone abbandonato, quello adiacente al parco del nuovo complesso abitativo di Rubattino. Ieri facevano il barbecue e guardavano la partita in una sorta di postazione all&#8217;aperto con televisione montata su pezzi di macerie sistemati all&#8217;uopo. La struttura è pericolante con parecchie travi arrugginite sospese e muri sfondati.<br />
Il complesso Maserati, imponente e bellissimo, avrebbe potuto essere recuperato anni fa: pensate come sarebbe stato bello trasformarlo in una serie di gigantesche serre, con orti sospesi, biblioteche, teatri.</p>
<p>Adesso è talmente malconcio che dovrà essere abbattuto. Dopo che i rom &#8211; bambini inclusi &#8211; verranno scacciati un migliaio di volte.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/328"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/328/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;idea fattasi erba e cemento</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/324</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/324#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 21:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Zumbini]]></category>
		<category><![CDATA[barona]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio barona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=324</guid>
		<description><![CDATA[
Il Villaggio Barona è un esperimento. Appartamenti in affitto, comunità alloggio, spazi per l&#8217;accoglienza e l&#8217;ospitalità. Un luogo protetto &#8211; con tanto di cancelli e orari di chiusura &#8211; dove convivono realtà diverse. Il Villaggio Barona è in via Zumbini, nel cuore della Milano sud, in un quartiere di periferia lontano e dimenticato dal mondo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Villaggio-Barona.jpg"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Villaggio-Barona-300x200.jpg" alt="" title="Villaggio Barona" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-325" /></a>Il Villaggio Barona è un esperimento. Appartamenti in affitto, comunità alloggio, spazi per l&#8217;accoglienza e l&#8217;ospitalità. Un luogo protetto &#8211; con tanto di cancelli e orari di chiusura &#8211; dove convivono realtà diverse. Il Villaggio Barona è in via Zumbini, nel cuore della Milano sud, in un quartiere di periferia lontano e dimenticato dal mondo. Un luogo protetto che vuole andare avanti da solo nonostante la criminalità, l&#8217;abbandono, il menefreghismo, il sopruso, la violenza. Nonostante tutto. Il Villaggio Barona, in via Zumbini, è di sinistra, senza vergogna e senza complessi di inferiorità. Una sinistra intellettuale ma allo stesso tempo popolare. Come un diamante nel carbone, ha la stessa chimica di ciò che lo circonda ma è prezioso, inestimabile. Perché rappresenta una speranza nata dal vuoto, la dimostrazione che qualcosa di buono si può fare. La ragione che avanza fra le nebbie. Anche qui.</p>
<p>Il Villaggio Barona è soprattutto un&#8217;idea, fattasi erba e cemento. Qualche giorno fa c&#8217;è arrivato un festival letterario: &#8220;Scrivere sui margini&#8221;. </p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/324"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/324/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giugno 2010, cronaca di una lotta operaia</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/321</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/321#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 09:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Carlo e Alberto Pirelli]]></category>
		<category><![CDATA[viale Sarca]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[cobas]]></category>
		<category><![CDATA[componenti per centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[comunista]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[costruzione]]></category>
		<category><![CDATA[fiom]]></category>
		<category><![CDATA[mangiarotti]]></category>
		<category><![CDATA[mangiarotti nuclear]]></category>
		<category><![CDATA[nuclare]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[officina]]></category>
		<category><![CDATA[padroni]]></category>
		<category><![CDATA[picchetto]]></category>
		<category><![CDATA[presidio]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[reattore]]></category>
		<category><![CDATA[sindacale]]></category>
		<category><![CDATA[sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[uffici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=321</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;Dobbiamo rimanere lucidi, quindi niente vino&#8221;. La faccia del delegato sindacale è contratta in una maschera di tensione. Sa che in quelle ore si decide tutto. Il presidio &#8211; che dura da due giorni &#8211; si stringe in un&#8217;assemblea spontanea davanti alle porte della palazzina in via Carlo e Alberto Pirelli. Al quinto e al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/DSCN2867.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-322" title="DSCN2867" src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/DSCN2867-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>&#8220;Dobbiamo rimanere lucidi, quindi niente vino&#8221;. La faccia del delegato sindacale è contratta in una maschera di tensione. Sa che in quelle ore si decide tutto. Il presidio &#8211; che dura da due giorni &#8211; si stringe in un&#8217;assemblea spontanea davanti alle porte della palazzina in via Carlo e Alberto Pirelli. Al quinto e al sesto piano, dove ci sono gli uffici della Mangiarotti Nuclear, sono in in tre che mandano avanti l&#8217;occupazione perché la digos fa entrare poche persone alla volta. &#8220;Il padrone vuole mandarne a casa metà&#8221;. Mormorii. &#8220;Noi non ci staremo&#8221;. La rabbia si accumula, le proteste si sovrappongono. Un pensiero orribile attraversa la mente dei presenti: sta per finire tutto.<br />
Il 30 aprile 2009 Mangiarotti Nuclear e i rappresentanti dei lavoratori firmavano un accordo con cui i vertici aziendali si impegnavano &#8220;al mantenimento dello stabilimento produttivo di Milano&#8221; dando la cassa integrazione straordinaria per 55 persone. A distanza di sei mesi dalla firma però, parte del reattore americano in lavorazione a Milano viene dirottato verso Pannellia, in provincia di Udine, perché l’azienda è intenzionata a spostare la produzione a Monfalcone, in Friuli. I cassaintegrati inoltre passano da 55 a 100. È l’inizio dello scontro: gli operai cominciano un presidio permanente all’officina di viale Sarca 336, fanno ricorso al tribunale civile e lo vincono, come decreta la sentenza del 9 marzo 2010 che impone il ritiro della procedura di cassa integrazione straordinaria considerata illegittima e l’immediato rientro della commessa principale ovvero l&#8217;americana Westinghouse. In un primo momento l&#8217;azienda rispetta la sentenza poi precipita nuovamente il tutto: un &#8220;blitz&#8221; notturno da parte della proprietà sottrae gli ultimi pezzi della commessa e gli operai decidono l&#8217;occupazione degli uffici. Le bandiere della Fiom sventolano per due giorni fuori dalle finestre degli uffici. Poi sindacati e proprietà non trovano l&#8217;accordo neanche in prefettura, tutti gli operai sfondano e salgono. &#8220;Occupazione di massa&#8221;. Poi alle sei del mattino arriva la polizia a sgomberare e tutti tornano a presidiare la fabbrica: &#8220;da qui non uscirà più uno spillo&#8221;.</p>
<p>Di pomeriggio il sole picchia forte nell&#8217;atrio di fronte alla palazzina. &#8220;La gente ci vede qui è pensa che siamo dei perditempo. Non sanno che c&#8217;è un giudice che dà ragione a noi&#8221;.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/321"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/321/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Soltanto la polvere e uno strano sapore di sangue</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/309</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/309#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 10:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[viale Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[buca]]></category>
		<category><![CDATA[cantiere]]></category>
		<category><![CDATA[coppola]]></category>
		<category><![CDATA[faccendieri]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[porta vittoria]]></category>
		<category><![CDATA[voragine]]></category>
		<category><![CDATA[zunino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=309</guid>
		<description><![CDATA[
In sette anni fai tutto il liceo e due anni di università. In sette anni t&#8217;innamori, vai in crisi e ti rinnamori. In sette anni cambi la voce una volta, i capelli 3 o 4, l&#8217;umore migliaia. Sette anni vedono passare così tanta vita che a pensarci ti viene il magone. Ma a volte, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-310" title="Immagine 1" src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-1-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a>In sette anni fai tutto il liceo e due anni di università. In sette anni t&#8217;innamori, vai in crisi e ti rinnamori. In sette anni cambi la voce una volta, i capelli 3 o 4, l&#8217;umore migliaia. Sette anni vedono passare così tanta vita che a pensarci ti viene il magone. Ma a volte, in sette anni, non succede nulla. Questa è la storia di un buco. Meglio, di una voragine.<br />
In viale Umbria, arrivando da sud, improvvisamente l&#8217;ombra dei palazzi finisce. Prima di poter vedere il cantiere, il cervello già avverte l&#8217;enormità di quello spazio. Sette anni sono passati da quando il cantiere di Porta Vittoria è stato aperto. Una biblioteca europea, dicevano, e tanti bei giocattolini &#8211; centri commerciali, case e uffici &#8211; per fare contenti tutti. Certo, poi si sa: la finanza, i giochi di potere, le partite che si giocano sopra la nostra testa e noi che non possiamo capirle. Un vortice di compravendite che, sin dal 2002, ha coinvolto gente come Zunino e Coppola. I lavori del cantiere che si fermano nel 2007 perché Coppola viene arrestato per bancarotta fraudolenta. Nel novembre dello scorso anno, l&#8217;area che torna ancora nelle mani di Coppola per 134 milioni. Certo, tutto questo. Poi però ad affacciarsi su quell&#8217;abisso sono le persone reali che vivono nel quartiere, ci fanno la spesa, ci vanno in bicicletta. Non le sagome dei faccendieri di cartone. E come si fa a biasimare chi si sveglia la mattina e pensa che non sià poi così normale vivere di fianco a ruspe e gru che grattano un buco grande quanto un paese di campagna?</p>
<p>Ci sono passato recentemente. Se ti affacci e respiri, in bocca ti rimane soltanto la polvere e uno strano sapore di sangue.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/309"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/309/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un bambino dispettoso e il castello di carte</title>
		<link>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/304</link>
		<comments>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/304#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via Rubattino]]></category>
		<category><![CDATA[accampamento]]></category>
		<category><![CDATA[campo]]></category>
		<category><![CDATA[de corato]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nomadi]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[rubattino]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sgombero]]></category>
		<category><![CDATA[zingari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giambellinotolstoi.it/?p=304</guid>
		<description><![CDATA[
L&#8217;asfalto si fa tortuoso e complesso, come in prossimità di qualsiasi svincolo autostradale. In via Rubattino &#8211; alle porte di Linate &#8211; la città diventa particolarmente inospitale. Macchine che sfrecciano senza pietà, vecchie fabbriche abbandonate, marciapiedi lunghi e assolati. La storia che sto per raccontarvi si è consumata qui, negli stabilimenti dell&#8217;ex Enel, qualche mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/05/rom_sgomberati.jpeg"><img src="http://www.giambellinotolstoi.it/wp-content/uploads/2010/05/rom_sgomberati-300x199.jpg" alt="" title="rom_sgomberati" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-306" /></a>L&#8217;asfalto si fa tortuoso e complesso, come in prossimità di qualsiasi svincolo autostradale. In via Rubattino &#8211; alle porte di Linate &#8211; la città diventa particolarmente inospitale. Macchine che sfrecciano senza pietà, vecchie fabbriche abbandonate, marciapiedi lunghi e assolati. La storia che sto per raccontarvi si è consumata qui, negli stabilimenti dell&#8217;ex Enel, qualche mese fa.<br />
Un accampamento Rom. Circa 250 persone tra uomini, donne, anziani, bambini che vivevano in una micro favela. A Novembre dello scorso anno, il Comune ha deciso di sgomberarli. Quello che voglio raccontarvi però, non è la solita cronaca del solito sgombero &#8211; centinaia, a Milano &#8211; ma qualcosa che non si è visto. Qualcosa che non sta nelle ruspe che demoliscono le baracche, che non sta negli scudi della celere e che non sta neppure nelle condizioni di degrado in cui si trovano a vivere queste famiglie. 36 bambini del campo di via Rubattino andavano a Scuola, regolarmente. Attraverso un delicato e preciso percorso di inserimento, le maestre dell&#8217;elementare di via Pini erano riuscite a inserirli. Istruzione, cultura, futuro. Cose che non si vedono, ma che stavano germogliando prima dello sgombero. Eccome se germogliavano. Eppure qualcuno dal Palazzo ha preferito buttare giù tutto, come un bambino dispettoso che fa crollare il castello di carte. Era un campo abusivo ok, la situazione igienica era terribile ok, ma quei bambini andavano a Scuola. Adesso sono a spasso, rifugiati in chissà quali accampamenti di fortuna.</p>
<p>Si può pensare tutto e il contrario di tutto. Ma non si può fingere di non vedere il volto atroce che abbiamo noi &#8211; la nostra società, i nostri politici, la nostra cultura &#8211; quando parliamo di legalità prima che di diritti umani.</p>

<div style="font-size:0px;height:0px;line-height:0px;margin:0;padding:0;clear:both"></div>
<div align="right" style="float:right;padding:5px 0xp 0px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://www.giambellinotolstoi.it/archives/304"></a></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giambellinotolstoi.it/archives/304/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
